[VIP ViviamoInPositivo - Home page] - "La relazione d'Amore" - M.L. Mirabella e S. Pinarello

4.2. L’Accettazione

Ecco qui un altro punto dolente delle relazioni: l’accettazione. Se pensate al termine in sé comprendete che accettare vuol dire "accogliere", "portare in sé", "fare proprio". Ciò che si accoglie e che diventa parte di noi è qualcosa che noi smettiamo di giudicare. Non possiamo certo giudicare il nostro sangue o le nostre ossa, fanno parte di noi. Possiamo dire che magari non svolgono bene il loro lavoro – se ci dolgono o se hanno qualche problema – ma non possiamo non accettarli. Ebbene lo stesso vale per un’altra persona o per una situazione.

Esaminiamo una cosa alla volta. Cominciamo dall’accettare una situazione, un fatto, un avvenimento. Se ricordiamo che siamo sulla Terra per svolgere un piano e che ogni avvenimento che ci accade non è casuale allora, ovviamente, non solo accetteremo il fatto di per sé, ma saremo grati che sia avvenuto perché partiremo dal punto di vista che se è avvenuto è per portarci un insegnamento. Dato che è proprio per ricevere "quel preciso" insegnamento che stiamo frequentando questa data "classe" di studi, sarebbe sciocco non accettarlo. È un po’ come andare a scuola e dire che "non accettiamo" l’insegnamento della lingua italiana o della matematica o altro. Possiamo dire che non è confacente alle nostre attitudini, che l’insegnante non ci soddisfa, che non abbiamo studiato abbastanza da comprenderlo, ma non possiamo "non accettarlo", infatti se andiamo a scuola è per imparare e sarebbe sciocco non volere imparare.

Vediamo ora lo stesso concetto applicato alle relazioni. Quando incontriamo una persona lungo il nostro cammino spesso diciamo "non riesco ad accettarla", "non la sopporto", "non mi piace", emettendo tutta una serie di giudizi, e quindi esercitando il nostro potere di controllo sulla decisione di scelta e di tolleranza o addirittura lottando, attaccando per fare prevalere il potere sulla mente di un altro. In base a cosa emettiamo questi giudizi? Li emettiamo in base all’idea che si debba o meno accettare qualcuno.

Una persona non la si deve accettare. Una persona che percorre con noi, per un motivo o l’altro una parte di strada della nostra vita è semplicemente un membro della nostra stessa famiglia. Un padre o una madre o un fratello non lo si può accettare, lo si può amare o si può nasconderci l’amore che proviamo si può approvarne o meno un comportamento, ma non lo si accetta, fa semplicemente parte della nostra vita e come tale calpesta insieme a noi questa Terra e come noi svolge un suo compito ben definito.

Noi ci poniamo il quesito di accettare o non accettare qualcuno quando semplicemente non vediamo l’altro come un compagno di studi, come un membro della famiglia umana, come un essere che come noi è santo.

Nelle relazioni di coppia cosa avviene riguardo all’accettazione? Avviene che, come dicevamo nel capitolo precedente, quando un uomo e una donna si innamorano, e cioè quando riconoscono il sentimento dell’amore, provano accettazione incondizionata verso l’altro. Provano, anche se solo per un periodo, l’unione. Nell’accettare l’altro lo fanno parte di se stessi, lo integrano in loro stessi; fino al punto da non vederne né difetti né errori. In quella fase idilliaca non giudicano, si limitano ad adorare l’altro e a vederne solo la parte divina. Poi come abbiamo detto, arriva il momento del risanamento karmico, e a quel punto si scopre che l’altro dev’essere accettato. E stranamente si scopre che non lo si può accettare; perché i suoi difetti sono insopportabili, perché è semplicemente diverso da noi, o meglio, diverso da come ci aspettavamo che dovesse essere. E si inizia l’opera di cambiamento del partner. È un’opera lenta, progressiva, di imposizione del nostro potere sull’altro: lo si vuole modellare come piacerebbe a noi, lo si vuole cambiare a nostra "immagine e somiglianza". Ma qual è la "nostra immagine e somiglianza"? Certamente non dev’essere un’immagine d’Amore o non si sarebbe neanche iniziata un’opera di cambiamento della personalità altrui. A questo punto si è stabilita quella che si può con ragione definire una separazione e come tale per sanare la breccia occorrerebbe un’opera di consapevolezza e di azione volontaria.

Vediamo invece cosa avviene quando in una coppia karmica c’è accettazione; può avvenire che la coppia lavori consapevolmente al risanamento della relazione che sta vivendo, sebbene essa sia una relazione karmica. Ciò può avvenire da parte di un solo partner o da parte di ambedue. Se avviene da parte di un solo partner si avrà l’accettazione della persona come tale, anche se magari non si accetterà il comportamento e non accettandone il comportamento si deciderà che la relazione deve interrompersi. In questo caso la relazione si interromperà, ma il partner che ha accettato l’altro come parte integrante della sua famiglia umana, avrà svolto il suo compito karmico e sarà libero da quel legame specifico, avrà imparato quella lezione e potrà dirigersi verso un’altra relazione angelica. Se questo lavoro viene svolto da entrambi i partner, ancora meglio, ambedue non avranno più tra di loro legami karmici ed ambedue saranno liberi.

C’è ancora un altro caso ed è quello di un incontro tra anime gemelle. In questo caso l’accettazione di entrambi i partner l’uno verso l’altro avviene immediatamente. In caso di relazione tra anime gemelle non c’è "passione", quindi lo stato di amore che esiste tra i due è uno stato di amore che è "venuto fuori" da ambedue. Ora non resta loro che spolverarlo, ripulirlo, renderlo brillante e quindi estenderlo. I due partner di una relazione di anime gemelle si accettano immediatamente e proseguono in questo stato sempre. Hanno compreso che le loro diversità sono importanti e che solo grazie a quelle diversità loro formano un "tutto". Non si "preoccupano" di cambiare l’altro perché riconoscono che l’altro è già perfetto così com’è e che ciò che devono fare insieme è aiutarsi a sviluppare le proprie doti individuali. L’accettazione è completa su tutti i campi, sia del carattere, sia del comportamento. Hanno riconosciuto che l’altro è una parte di loro stessi e non li sfiora neanche l’idea di non potere accettare l’altro, come non potrebbe sfiorarli l’idea di non potere accettare l’aria che respirano o il sole o il cielo. L’altro è semplicemente parte di questo Tutto e come tale è il benvenuto.

Facciamo quindi attenzione a quando ci poniamo il quesito di "accettare" o "non accettare" qualcuno, ricordiamo che non è che non lo si debba fare, ma che è impossibile farlo.

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